Juliette Récamier 170 anni dalla morte

Julie Bernard nacque il 3 dicembre 1777 a Lione, precisamente in rue de la Cage, dove crebbe in una famiglia borghese. Il padre, Jean Bernard, fu un notaio reale. Per lavoro si trasferì a Parigi nel 1786 e divenne amministratore delle Poste. Fu arrestato sotto il Consulat come sospettato di cospirazioni antimonarchiche, venne scarcerato ma non mantenne l’incarico.

Julie, ospitata in pensione a Lione al Convento della Déserte, non raggiunse i suoi genitori che nel 1787. Il 24 aprile 1793, a 15 anni sposò a Parigi un amico di suo padre, Jacques-Rose Récamier, ricco banchiere di origine lionese, andato anch’egli a Parigi poco prima ella Rivoluzione. Juliette intrecciò con il marito una relazione affettuosa e platonica, verosimilmente come una figlia naturale.

A partire dal 1797, Juliette Récamier, 19 anni, cominciò la sua vita mondana, intrattenendo salotti che divennero ben presto appuntamenti di una società ben scelta. La bellezza e lo charme della padrona di casa, una delle “Tre Grazie” del Direttorio, insieme a  Joséphine de Beauharnais e a Madame Tallien, suscitò una folla di ammiratori. La villa di via Mont-Blanc, acquistata nel 1798 e fastosamente decorata dall’architetto Louis-Martin Berthault, aggiunse ottima reputazione ai suoi salotti. E’ stata una delle prime amanti dell’arte ad arredare in stile « etrusco » e ad abbigliarsi « alla greca». L’influenza di Madame Récamier è importantissima nella diffusione del gusto dell’Antico, che poi prevalse durante il periodo Impero. La villa Récamier acquisì una nomea tale che divenne rapidamente una delle curiosità parigine che tutti i provinciali e gli stranieri si annotavano di visitare nella capitale. L’anno 1800 segnò l’apice del successo economico di Jacques Récamier: divenne direttore della Banca di Francia.

Ma i potenti non ci misero molto a considerare la posizione mondana e sociale della signora Récamier. Amica di Madame de Staël, Juliette divenne una figura chiave dell’opposizione al regime di Napoleone. I suoi salotti, che innegabilmente giocavano un ruolo chiave nella vita politica e culturale dell’epoca, vennero proibiti con un ordine ufficiale di Bonaparte. Madame de Staël, Adrien de Montmorency, entrambe vicine a Juliette e presenze assidue nel suo salone, furono esiliate da Parigi; quando Napoleone divenne imperatore, Juliette rifuitò in quattro riprese il ruolo di dama d’onore di corte. Le difficoltà della Banca Récamier, a partire dal 1805, obbligarono la coppia a vendere la villa di via Mont-Blanc. A queste sventure se ne aggiunsero altre nella vita di Juliette: la morte della madre nel 1807, l’appassionata storia d’amore e la sua rottura con il principe  Auguste di Prussia incontrato durante un soggiorno al castello di Coppet nei pressi di Ginevra ospite di Madame de Staël. Sfavorevole a Napoleone, Madame Récamier non tardò a subire la stessa sorte di Madame de Staël, e dovette allontanarsi da Parigi per ordine della polizia imperiale.

Dopo aver soggiornato qualche tempo a Châlons-sur-Marne con Marie Joséphine Cyvoct, nipote di suo marito, orfano e diventata sua filia adottiva,  Juliette ritornò a Lione, dove ritrovò l’amico Camille Jordan, che conosceva dal 1797 e che gli presentò Ballanche. Parti nel marzo 1813 per l’Italia. A Roma, ricostruì a poco a poco la sua vita da salonnère; a quell’epoca il famoso scultore Canova le fece ben due busti. Invitata a Napoli nel 1813 dal re Murat e dalla regina Carolina, venne a conoscenza nell’aprile del 1814 dell’abdicazione di Napoleone.

Ritornò a Parigi nel giugno del 1814, dopo un esilio di ben tre anni, e ritrovò tutti i suoi vecchi amici, allontanati come lei, così come Benjamin Constant, ex amante di Madame de Staël. Juliette riprese i suoi incontri mondani, ricevendo le personalità più importanti francesi e straniere, senza discriminazioni di opinioni politiche: la regola imponeva che nei suoi salotti ci fosse neutralità politica. Il suo salotto prese sempre più un’inclinazione letteraria. L’incontro con Chateaubriand nel 1817 fu determinante. Il poeta fu uno degli ospiti più assidui al suo nuovo indirizzo di  via d’Anjou-Saint-Honoré, rivenduto nel 1819 a seguito delle nuove sventure finanziarie di suo marito.

Juliette si trasferì allora all’Abbaye-aux-Bois a Parigi, convento dove le religiose affittano i loro appartamenti alle nobili francesi. Per vent’anni i suoi salotti accolsero le menti più brillanti dell’epoca: Victor Cousin, Saint-Marc Girardin, Edgar Quinet, Tocqueville, giovani poeti come  Lamartine, Sainte-Beuve, Balzac, artisti come François Gérard, Joseph Chinard, Antonio Canova, attori come Talma e Rachel, etc.

Dal 1823 al 1824, un soggiorno in Italia le permise di ricreare a Roma un circolo di artisti e letterati. Tragici avvenimenti nel suo entourage famigliare contraddistinsero questo periodo: l’allontanamento dalla figlia adottiva Amélie Cyvoct, divenuta signora Charles Lenormant nel 1826, la dipartita di suo padre nel 1829, poi quella di suo marito Jacques Récamier nel 1830.

A partire dal 1840, la salute di  Juliette Récamier declinò e la sua vista peggiorò notevolmente. Condusse quindi una vita più ritirata anche senza rinunciare alle visite dell’amico Chateaubriand. Una delle ultime grandi serate che organizzò all’Abbaye-aux-Bois con l’aiuto dell’attrice Rachel fu organizzata per la sua carità, a favore delle vittime della grave innondazione di Lione. Divenuta pressochè cieca, Juliette dovette apprendere la morte dei suoi più cari amici: il principe Auguste Prussia nel 1843, Pierre-Simon Ballanche nel 1847 e il suo carissimo amico Chateaubriand il 4 luglio 1848.

Scappata all’epidemia di colera del 1849, trovò la morte l’11 maggio 1849, all’età di 71 anni. E? sepolta al cimitero Montmartre di Parigi, dove riposa anche la famiglia, suo marito e il suo vecchio amico Pierre-Simon Ballanche.

Sua nipote e figlia adottiva, Amélie Lenormant, è l’autrice di una biografia edita nel 1859 in cui pubblica una parte delle numerose lettere ricevute. Queste sono in buona parte conservate oggi nel dipartimento di manoscritti della Biblioteca Nazionale di Francia.

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