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«L’Italia deve tornare ad avere un primato in un mercato, quello dell’arte, dove la cultura e la conoscenza hanno un ruolo fondamentale». Al Tefaf, dove vige una commissione che seleziona con la massima severità le collezioni presenti negli stand, in questi anni ha visto cancellare dalla mostra opere che fino alla vigilia avevano attribuzioni altisonanti. «Comprare bufale qui è impossibile» dice. Il niet della commissione arriva come una doccia fredda, anche perchè i galleristi portano al Tefaf il meglio disponibile sulla piazza. Nella scorsa edizione, tanto per fare qualche esempio, la galleria newyorkese Otto Naumann ha venduto per 14 milioni di dollari un ritratto di un «Gentiluomo con la barba» di Diego Velasquez. Tra i colpi di Moretti, invece, la vendita di un olio su pannello di Giovenale da Orvieto intitolato Mystical marriage of Saint Catherine of Alexandria.
«Di veri grandi capolavori in circolazione ce sono pochissimi – dice – diciamo otto nove in tutto il mondo. Quelli in circolazione si vedono a Maastricht».
Dal 2005, anche il gallerista fiorentino ha aperto due sedi all’estero, la prima in New Bond Street a Londra, la seconda nella grande Mela. Una pratica diffusa per ampliare il mercato ma anche per sfuggire alle maglie della burocrazia italiana. Altri suoi colleghi, presenti alla fiera, hanno lasciato definitivamente l’Italia. «Colpa di una normativa fiscale gravemente penalizzante, ma ancor di più di una legge italiana sull’esportazione delle opere d’arte talmente rigida che impedisce alle opere notificate dal Ministero di uscire dall’Italia e le circoscrive al mercato interno. Cambiare queste leggi paludatissime da noi è quasi impossibile, ma sarebbe già tanto riuscire a snellire la burocrazia che blocca in Italia le opere per mesi anche solo per partecipare a una fiera all’estero». E chi non ha sede oltreconfine e ha in mostra opere notificate dalle sovrintendenze, può solo sperare in acquirenti italiani. «Il governo Monti, con la stretta sui conti correnti, ha dato il colpo di grazia alla categoria incutendo un clima di terrore nel collezionismo italiano, peccato». Ma alla preview del Tefaf si sente ancora parlare italiano, e tanto. «Sono operatori, appassionati, curiosi e… finanzieri».

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