San Vittore

 

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Descrizione

San Vittore, olio su tela, inizio XVII secolo, misure 102×75 cm, con cornice coeva 130×105 cm

Il dipinto è attribuibile alla bottega di Bartholomäus Spranger (Anversa, 1546 – Praga, 1611).

Assai difficile è trovare notizie storicamente attendibili sul patrono di Marsiglia, il martire San Vittore. I santi Gregorio di Tours e Venanzio Fortunato, nelle loro opere, ricordano come la tomba del santo nella città francese fosse una delle mete di pellegrinaggi più frequentate nell’intera nazione.
Vittore, probabilmente appartenente ad una famiglia senatoriale, svolse il ruolo di ufficiale nell’esercito romano. Verso la fine del III secolo, in occasione della visita dell’imperatore Massimiano a Marsiglia, si trovò a dover incoraggiare i cristiani indigeni a restare saldi nella loro fede ed a resistere alla persecuzione. Questa ebbe forse inizio quando, assediata la città nel 287, i cristiani rifiutarono categoricamente di combattere, di sacrificare agli dèi e di riconoscere il dogma della divinità imperiale. Denunciato e portato dinnanzi all’imperatore, Vittore fu condannato alla tortura.
La leggendaria “Passio” gli attribuisce la conversione alla religione cristiana di tre guardie, che sarebbero così state giustiziate ancor prima di lui. Decapitato poi anch’egli, i quattro cadaveri furono gettati in mare. Alcuni loro amici riuscirono però miracolosamente a ritrovarli ed a seppellirli ove sorse poi il cimitero di Marsiglia, in una cavità ricavata nella roccia.
La prima citazione ufficiale del San Vittore in questione in un martirologio avvenne solo nell’806 con quello Lionese. A San Giovanni Cassiano, che fondò a Marsiglia un convento dedicato al santo martire, è attribuita da alcuni la stesura della “Passio”. Non è però da escludere che Cassiano si sia limitato ad adattare a questa città la storia di un qualche santo orientale e ad abbinargli un nome latino. Non esistevano infatti nelle Gallie dei martiri molto antichi, dei quali si custodissero le reliquie, venerabili come patroni.
Recenti ricerche hanno comunque appurato una seppur minima veridicità della “Passio”. Alcuni scavi effettuati nella cripta di San Vittore rivelarono una necropoli scavata nella roccia, contenente varie tombe ed un altare, al disotto di una cappella risalente al VI secolo. Due tombe marmoree contenevano i resti di due uomini, forse Vittore ed un suo compagno, ed erano situate in una sorta di costruzione paleocristiana molto simile a quella solitamente edificate sulle tombe dei martiri. Tale edificio potrebbe risalire all’inizio del V secolo, mentre le tombe addirittura ai primi anni del IV secolo. E’ attestato un culto risalente proprio a tale epoca. Il nome Vittore fu invece molto probabilmente attribuito simbolicamente ad un personaggio anonimo e Cassiano scrisse la “Passio” del patrono del suo nuovo monastero rifacendosi evidentemente a tradizioni orali.
Il nuovo Martyrologium Romanum commemora San Vittore al 21 luglio.

San Vittore, oil on canvas, early seventeenth century, measures 102×75 cm, with contemporary frame 130×105 cm

The painting is attributable to the workshop of Bartholomäus Spranger (Antwerp, 1546 – Prague, 1611).

It is very difficult to find historically reliable information on the patron saint of Marseilles, the martyr San Vittore. The saints Gregory of Tours and Venanzio Fortunato, in their works, recall how the tomb of the saint in the French city was one of the most popular pilgrimage destinations in the entire nation.
Vittore, probably belonging to a senatorial family, played the role of an officer in the Roman army. Towards the end of the 3rd century, on the occasion of the visit of Emperor Maximian to Marseilles, he found himself having to encourage indigenous Christians to remain steadfast in their faith and to resist persecution. This perhaps began when, besieged by the city in 287, the Christians categorically refused to fight, to sacrifice to the gods and to recognize the dogma of the imperial divinity. Denounced and brought before the emperor, Vittore was condemned to torture.
The legendary “Passio” attributes to him the conversion to the Christian religion of three guards, who would thus have been executed even before him. Then, also beheaded, the four corpses were thrown into the sea. Some of their friends, however, miraculously managed to find them and bury them where the cemetery of Marseilles rose in a cavity carved out of the rock.
The first official mention of the San Vittore in question in a martyrology occurred only in 806 with the Lionese one. In San Giovanni Cassiano, who founded a convent dedicated to the martyr in Marseilles, some have been attributed the drafting of the “Passio”. However, it is not to be excluded that Cassian limited himself to adapting the history of some Eastern saint to this city and to combining it with a Latin name. There were in fact in the Gauls of the very ancient martyrs, whose relics were kept, venerable as patrons.
However, recent research has revealed a minimal veracity of the “Passio”. Some excavations carried out in the crypt of San Vittore revealed a necropolis excavated in the rock, containing various tombs and an altar, beneath a chapel dating back to the 6th century. Two marble tombs contained the remains of two men, perhaps Vittore and one of his companions, and they were located in a sort of early Christian construction very similar to the one usually built on the tombs of the martyrs. This building could date back to the beginning of the 5th century, while the tombs date back to the early 4th century. A cult dating back to this epoch is attested.
The name Vittore was instead very probably symbolically attributed to an anonymous person and Cassiano wrote the “Passio” of the patron of his new monastery obviously referring to oral traditions.
The new Martyrologium Romanum commemorates San Vittore on 21 July.