Francesco Curradi, col Rosselli, il Passignano e Jacopo Empoli, è considerato uno dei protagonisti del rinnovamento della pittura fiorentina della prima metà del Seicento.

La formazione del Curradi ha luogo presso la bottega fiorentina di Giovanni Battista Naldini, artista raffinato ed eclettico, superato dal discepolo, il quale aveva preso le mosse per un aggiornamento morfologico e concettuale dal Cigoli, dal Ciapelli e dal Passignano.

Infatti, quando nel suo linguaggio il Curradi appare svincolato dai limiti sentimentali e religiosi della Riforma Cattolica, rivela (come nel caso in esame) sottigliezza psicologica ed estrema qualità pittorica.

In tal senso va rilevato che il quadro in esame doveva rispondere a varie esigenze devozionali.

Infatti San Sebastiano, santo militare, è oggetto di culto da parte dei soldati, ma soprattutto, delle compagini di arcieri e balestrieri.

Per tanto, non a caso, ho richiamato la tipologia della piccola freccia, tinta di rosso, in uso presso i balestrieri, in quanto la “testa” del santo doveva far parte del corredo votivo di un alabardiere.

Com’è noto il Curradi ebbe tra i suoi allievi Cesare Dandini (che assumerà un ruolo significativo all’interno della compagine matura dei pittori fiorentini del Seicento), il quale sarà sovente adibito a modello, per le sue raffinate fattezze, quali, a mio avviso, sono state conferite al santo in oggetto.

Il “corpus” delle opere del Curradi è distribuito in molte chiese e raccolte del contado toscano e umbro.

Le sue prerogative gli valgono, pertanto, un gran numero di commissioni, nonché, nel 1590, l’iscrizione all’Accademia di Disegno.

Valdi confronti collegano la bella tela in esame con altre (o i relativi dettagli) già note, tra le quali menziono l’Annunciazione, Firenze, collezione privata; la Madonna con Bambino e Santi, Firenze, Chiesa di santa Trinità; l’Arcangelo Michele, già New York, collezione privata.

 

Testo tratto dall’expertise del dipinto San Sebastiano, Francesco Curradi, olio su tela, 42×32 cm, del professor Maurizio Marini (Roma) https://oldpaintingsonline.com/prodotto/francesco-curradi/


La fiera antiquaria come scuola di vita. Con i suoi treni che sovente passano una sola volta ed anche se la destinazione non è quella che sognavi spesso conviene prenderli al volo, perché il rischio è di rimanere al palo. Ti insegna poi che tutto è sostituibile, che non bisogna essere troppo fiscali perché potrebbero diventarlo anche gli altri. Ed il pugno di mosche è sempre in agguato. Che le occasioni per avere soddisfazioni potrebbero esser lì ma che bisogna saperle vedere e coglierle quando capitano. Ma anche che non è tutto oro ciò che brilla. La fiera ti insegna ancora, che il segreto della vita è il tempo. Perché il tempo è limitato. E più cose riesci a fare in quel tempo, meglio lo avrai sfruttato. La fiera ti insegna che tutto ha un costo ed un rischio. Ma che vale sempre la pena di viverla anche rischiando di cadere.
Siamo tutti in fiera, quella della vita. Cerchiamo di fare del nostro meglio, sempre. Abbiamo solo da guadagnare.

Claudio Valiani


La città di Salò è meta turistica raffinata e viene frequentata da molti turisti sia italiani sia internazionali.

Molte sono le attrazioni assolutamente da vedere.

Il  Duomo di Salò è il monumento più importante della città, praticamente una cattedrale in riva al lago. Esso è dedicato a S. Maria Annunziata e rappresenta l’opera di maggior pregio architettonico di Salò. Al suo interno custodisce tele del Romanino, del Moretto, di Zenon Veronese e di Paolo Veneziano.
Antonio Vassilacchi detto l’Aliense, vi eseguì diversi affreschi. Progettato da Filippo delle Vacche in tardo stile gotico, non fu mai concluso. La facciata rimane ancora incompleta, anche se abbellita nel 1509 dal portale marmoreo del Tamagnino.

Mercato del sabato mattina, luogo di incontro sociale che copre un’estesa area;

Il Palazzo Del Potestà, situato sul lungolago di Salò, è il palazzo della Magnifica Patria, oggi sede del Comune, rappresenta un significativo capitolo nella storia della cittadina lacustre. Modificato a più riprese nel corso del tempo, il complesso che vediamo adesso è frutto di un parziale rifacimento del modello cinquecentesco del Sansovino tutt`ora in parte presente, avvenuto all`inizio del Novecento, a seguito di un grave terremoto. Consistenti interventi di restauro e migliorie vennero poi eseguite dopo il terremoto 2004, che ferì significativamente Salò e quindi anche il palazzo. La Magnifica Patria inizialmente comprendeva una confederazione di trentasei comuni della riviera bresciana del lago di Garda e della Val Sabbia nata per scopi politici e amministrativi nel XIV secolo, e a questo periodo si deve far risalire una prima edificazione del palazzo. Nel 1426 Salò passò sotto il dominio veneziano, e a quel punto viene concesso alla Patria il titolo di Magnifica e di figlia primogenita della Serenissima, titolo che poi perderà nel 1797. Tracce di questo avvenimento, che comportò anche l`avvento di un provveditore, sono riscontrabili nelle numerose effigi rappresentanti il leone di San Marco sparse per il palazzo e sotto la loggia, che venne annessa al primigenio complesso e servì anche a collegare il palazzo con la dimora del podestà. All`interno l`edificio vanta una vasta sala del consiglio, dotata di soffitto a cassettoni che presenta le raffigurazioni di dame e personaggi illustri e al centro l`affresco di Andrea Bertanza raffigurante San Carlo Borromeo, patrono di Salò, inginocchiato ai piedi di Cristo mentre un Nettuno cavalca le onde del lago reggendo pesci e limoni, simboli della Magnifica Patria. Sempre nella stessa sala è presente il busto di Gasparo da Salò, inventore del violino, opera dello scultore Angelo Zanelli. L`atrio conserva invece gli affreschi del Landi mentre all`interno della loggia trovano posto gli stemmi dei paesi un tempo facenti parte della Magnifica Patria e quattro lapidi del Regno d`Italia. (credits Arianna Florioli)

Palazzo Fantoni, affacciato sull’omonima via con l’elegante facciata del XV secolo, da antica e blasonata dimora nobiliare è divenuto la “Casa della cultura” di Salò. Qui ha la propria sede l’Ateneo di Salò, la più antica istituzione culturale cittadina, fondata nel 1564 con il nome di  Accademia degli Unanimi. A testimoniare l’antico e costante impegno dell’Ateneo sono il ricco archivio, custode di secoli di storia, e la biblioteca, dove si conservano incunaboli e cinquecentine. Anche il Museo Storico del Nastro Azzurro, dedicato ai riconoscimenti del valor militare, con cimeli dall’epoca napoleonica alla seconda guerra mondiale, ha trovato la propria sede presso Palazzo Fantoni, che ospita anche la Biblioteca Civica e l’Associazione Storico Archeologica della Riviera. Per finire, nel cortile si possono ammirare varie lapidi romane.

Palazzo Martinengo ovvero Palazzo Pallavicino poi Martinengo, oggi Terzi, si trova sulla strada che, usciti da Salò, porta a Barbarano; simile ad una fortezza, la sua costruzione fu voluta dal Capitano della Repubblica di Venezia il marchese Sforza Pallavicino e risale al 1556. In questo edificio svolgeva i propri compiti la segreteria personale e politica di Benito Mussolini e risiedeva il quartier generale delle forze armate della RSI.

Il nuovo museo MU.SA  nasce nel 2015 nel complesso di Santa Giustina, che originariamente ospitava un collegio dei padri Somaschi fondato nel 1597; dopo la soppressione dell’insediamento religioso e fino agli anni ’70 del ‘900 gli edifici sono stati destinati a uso scolastico.
Il percorso di visita inizia da una grande aula soppalcata, che rappresenta il fulcro di tutte le attività (espositive, culturali, collaterali) e assolve alle funzioni di accoglienza, orientamento, bookshop e distribuzione dei diversi percorsi.
Il percorso museale, finalizzato al racconto della storia della città di Salò, procede nelle successive sale dei cinque piani, articolandosi in diverse sezioni espositive: dalla storia del sito si passa all’ Osservatorio meteo sismico, fondato proprio nell’ex convento somasco nel 1877 e tuttora operativo e la collezione di preparati anatomici di Giovan Battista Rini (1795-1856), episodio di grande rilevanza oltre i confini nazionali.  L’età veneziana, quando la città ebbe il ruolo di capoluogo della Comunità di Riviera o Magnifica Patria è illustrata attraverso opere d’arte e documenti. Questa fu l’epoca anche di Gasparo da Salò, certamente la maggior gloria della città, cui è dedicato ampio spazio. Le raccolte illustrano attentamente le vicende salodiane seguite alla caduta di Venezia e al nuovo assetto napoleonico e quindi austriaco, il coinvolgimento nelle lotte risorgimentali, fino all’Unità e alle trasformazioni di inizio Novecento con la presenza di Gabriele d’Annunzio.

Un’importante sezione del MuSa è dedicata ai 600 giorni della Repubblica Sociale Italiana, inscindibilmente legata a Salò nella memoria collettiva.

Nel MuSa trova spazio anche l’esposizione di un’importante realtà salodiana, la Civica Raccolta del Disegno, nata nel 1983 per documentare la produzione grafica italiana del Secondo Dopoguerra, che nell’arco di tre decenni ha costituito un fondo di oltre 600 disegni, con fogli di grandissima qualità e rilevanza.

Al piano terra dell’edificio (quota strada) è inoltre visitabile la collocazione del Museo del Nastro Azzurro, allora a Palazzo Coen, che viene accorpato al MuSa ma mantiene la propria identità ed un ingresso autonomo.

Per questa stagione è allestita la mostra “Contemplazioni: i visionari”, curata dal professor Vittorio Sgarbi e  che resterà aperta dal 10 aprile all’8 dicembre.