Il cammello, di cui nome secondo alcuni deriva dal greco “chamaì”, ovvero “a terra”, perchè l’animale si abbassa per farsi caricare i pesi, era già conosciuto nell’antichità.

Plinio ne ricorda le caratteristiche, sostenendo che i cammelli venivano utilizzati come bestie da soma, ma anche nelle battaglie.

L’animale è stato poi paragonato da alcuni padri della Chiesa a Cristo, poichè come lui si inginocchia ed è in grado di portare pesanti fardelli. D’altro canto ha assunto anche significati negativi, quali la presunzione, a causa del suo aspetto considerato altezzoso.

L’immagine dell’animale compare nella rappresentazione di Rebecca al pozzo: la ragazza viene ritratta mentre porge da bere a Eliezer ed ai suoi cammelli. Eliezer è il servo di Abramo, incaricato dal padrone di cercare una moglie per il figlio Isacco: la sposa sarà Rebecca.

Il cammello appare anche nelle raffigurazioni delle storie di Mosè, quando il popolo israelita si accinge a lasciare l’Egitto. Nelle scene che rappresentano il viaggio e l’Adorazione dei Magi, i re venuti dall’Oriente sono spesso accompagnati da cammelli.

Nell’iconografia profana il cammello appare come attributo dell’Asia nelle rappresentazioni dei quattro Continenti, e come attributo del fiume Indo.

Tratto da “La Natura e i suoi simboli”, Electa

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Cortona Antiquaria è la mostra d’antiquariato più antica d’Italia ed avrà luogo dal 24 agosto all’8 settembre nella suggestiva location di palazzo Vagnotti, nel cuore della pittoresca cittadina toscana.

Cortona è un luogo magico, adagiato nel cuore della Valdichiana, poco lontano dal lago Trasimeno.

Passeggiare nel centro storico è un’esperienza suggestiva, sembra di vivere in un’epoca lontana, dove tutto è ancora genuino, essenziale, a “misura d’uomo”.

Delizioso sedersi sulla imponente scalinata del Palazzo del Capitano del Popolo e guardare l’andirivieni di turisti, soprattutto inglesi, che passeggiano per la piazza della Repubblica.

Imperdibile sorseggiare un caffè seduti in uno dei numerosi café affacciati su Piazza Signorelli su cui si ergono l’omonimo Teatro e il Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona (MAEC).

Nel Museo della Città etrusca e romana di Cortona, istituito nel 1727, si trova una sezione dedicata alla città di Cortona, con i preziosi corredi funerari delle tombe etrusche rinvenute nel territorio circostante, le ceramiche e la famosa Tabula Cortonensis, un documento etrusco di tipo contrattuale scritto su bronzo e assai raro. Ci sono poi sale dedicate alla Cortona romana e tardo-antica. La sezione delle sale dell’Accademia espone le opere in possesso della più importante istituzione culturale cittadina. Di maggiore pregio e veri e propri “simboli” della cultura cortonese sono da ricordare il lampadario etrusco in bronzo, la raccolta di ceramiche e bronzi etruschi e romani, la collezione Corbelli di materiali della civiltà egizia, la serie di opere del pittore cortonese Gino Severini, uno dei fondatori del futurismo. Vengono inoltre presentati molti materiali archeologici provenienti dalla città e dal territorio.

Da visitare anche il Museo Diocesano del Capitolo di Cortona, proprio vicino a palazzo Vagnotti, sete di Cortona Antiquaria. Nasce alla fine della Seconda Guerra Mondiale per volontà del Vescovo Giuseppe Franciolini e del Capitolo della Cattedrale con lo scopo di tutelare, conservare e dare degna e appropriata collocazione agli straordinari capolavori provenienti dalle chiese, dai conventi e dagli oratori di Cortona e della sua diocesi. Raccoglie al suo interno le grandiose opere d’arte di Beato Angelico, Bartolomeo della Gatta, Lorenzetti, Luca Signorelli, Giuseppe Maria Crespi e Francesco Capella, insieme ad arredi liturgici, reliquiari e paramenti sacri di notevole valore storico ed artistico; ricordiamo particolarmente l’Annunciazione del Beato Angelico, la Deposizione del Signorelli, l’Estasi di Santa Margherita del Crespi, il Reliquiario Vagnucci e il Parato Passerini, realizzato su disegni di Raffaellino del Garbo e Andrea del Sarto.

Alcuni dei capolavori più conosciuti del museo trovano oggi collocazione nella suggestiva chiesa del Gesù: l’Annunciazione e il Trittico del Beato Angelico, la Croce del Lorenzetti, il Trittico del Sassetta, l’Assunta di Bartolomeo della Gatta. Dove un tempo era l’altare maggiore fa splendida mostra di sé il quattrocentesco fonte battesimale di Ciuccio di Nuccio, originariamente in Cattedrale.

Con un minimo sforzo fisico, facendo una breve passeggiata, si raggiunge la basilica di Santa Margherita, patrona della città. Posizionata nella parte alta del borgo, in un’incantevole posizione, fu costruita su disegno di Giovanni Pisano dopo la morte della Santa avvenuta alla fine del 1200. Venne arricchita da pitture e sculture soprattutto di scuola senese. Venne successivamente trasformata in chiave barocca ma è possibile ancora ammirare il ricco mausoleo di marmo di Scuola Senese nella parete sinistra del transetto, l’urna della Santa, opera di Pietro da Cortona e, nell’altare di fondo della navata destra, un prezioso Crocefisso in legno, già nella chiesa di San Francesco, opera di un artista ignoto dei primi anni del 1200, davanti al quale Margherita pregava.

Per ultimo in lista, ma non in ordine d’importanza, l’esperienza culinaria è ineccepibile. Nei numerosi locali tipici si può veramente assaporare il gusto della terra Toscana: la ribollita, i funghi di stagione, i salumi della vicina Nocia, i formaggi del territorio, tutto accompagnato da vini che deliziano il palato e la mente.

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“Quanto vorrei che i miei amici ci fossero per un attimo accanto a me e potessero godere della vista che mi sta dinnanzi! Stasera avrei potuto raggiungere Verona, ma mi sarei lasciato sfuggire una meraviglia della natura, uno spettacolo incantevole, il lago di Garda: non ho voluto perderlo e sono stato magnificamente ricompensato.” Annotava così, nel 1786, Wolfang Goethe nel suo resoconto di un Grand Tour che l’autore compì nel Bel Paese.

Oggi come allora, la visione del lago, come un presentimento di mediterraneità, attira ed ammalia milioni di visitatori della mitteleuropa.

Come accadeva secoli fa al poeta tedesco, il moderno visitatore rimane incantato dalla meraviglia del più grande lago italiano. Appare quasi come un mare, con i suoi 370 metri quadrati di superficie, chiuso come un fiordo tra le alture bresciane e il monte Baldo a nord, più arioso e ampio a sud, abbracciato dalle colline moreniche fermate dalle glaciazioni, terre argillose ricche di sali minerali che nutrono distese di vigne ed olivi.

La riviera bresciana è un susseguirsi di borghi e cittadine. A Limone c’è la ciclabile più bella d’Europa, Tignale guarda il lago dal suo altopiano verde, Gargnano mette in mostra le sue limonaie, e poi ancora più giù, fino a Gardone, celebre per la casa museo di Gabriele D’Annunzio e all’affascinante Salò, l’antica capitale della Magnifica Patria con i suoi palazzi che raccontano un passato di gloria e di splendore.

Il basso lago ci accoglie con le atmosfere bucoliche della verde Valtenesi, dominata dal profilo della rocca di Manerba, che ci accompagna fino a Desenzano, moderna capitale del lago, e a quella di Sirmione che fu cantata dal poeta latino Catullo.


Caravaggio Experience al Castello di Desenzano fino al 13 ottobre 2019: un viaggio esplorativo alla scoperta delle tecniche, dei temi e dei segreti di uno dei più grandi innovatori della storia dell’arte.

Grazie alla regia di Stefano Fomasi, fondatore di The Fake Factory, una spettacolare videoinstallazione immergerà il pubblico in cinquantotto opere e nella vita di Michelangelo Merisi attraverso un’iniziativa totalizzante da un punto di vista estetico, ma anche emotivo e sensoriale. I visitatori, per la durata di cinquanta minuti, prenderanno parte a uno spettacolo fatto di proiezioni, musiche e fragranze olfattive, in un’esperienza cangiante e interattiva dell’opera d’arte.

La videoinstallazione è divisa in sezioni e ciascuna di esse indagherà un tema “caravaggesco”: dalla ricostruzione degli studi sulla luce, all’analisi dei processi compositivi, passando per la rappresentazione della natura e della violenza fino a un tour virtuale nei luoghi della vita del pittore.

Dopo il successo di pubblico registrato a Roma, Torino, Rimini e Città del Messico, Caravaggio Experience viene presentato anche al Castello di Desenzano grazie al contributo del Gruppo MilanoCard e di Medialart che con questa nuova iniziativa confermano la propria volontà di offrire al pubblico una proposta culturale di alto profilo e allo stesso tempo un’esperienza inedita che accompagna anche i meno esperti alla conoscenza del grande maestro.

https://www.caravaggioadesenzano.it/

 

Contemplazioni: i visionari al Mu.Sa di Salò, museo di Salò in via Brunati, a cura di Vittorio Sgarbi, fino all’8 dicembre: la mostra è un susseguirsi di camere delle meraviglie articolato in cinque sezioni, ognuna dedicata a un artista contemporaneo. Il MuSa diventa così il luogo mistico in cui poter incontrare le alchimie di Agostino Arrivabene, il mondo fantastico e indecifrabile di Luigi Serafini, le presenze di Domenico Gnoli, l’aldilà di Cesare Inzerillo e la prorompente ricerca di Gaetano Pesce. Cinque contemporanei (l’unico non vivente è Gnoli) per una mostra intensa e suggestiva nelle sue molteplici sollecitazioni estetiche.

https://www.museodisalo.it/mostre/contemplazioni


“Un uomo che non sia stato in Italia, sarà sempre cosciente della propria inferiorità, per non avere visto quello che un uomo dovrebbe vedere”. Samuel Johnson

Il micromosaico consacra il suo successo internazionale durante il Grand Tour, per soddisfare le raffinate esigenze di turisti stranieri in visita nella magnifica Italia.

Il Grand Tour: questo periodo storico, artistico e letterario che inizia nel XVIII secolo e invade il XIX secolo; la moda del classicismo e le nuove scoperte archeologiche non possono che attirare intellettuali e curiosi nella terra della romanità.

Per venire incontro alle esigenze di questo particolare pubblico, desideroso di portare in patria un ricordo dei luoghi visitati, si sviluppa a Roma, tra la seconda metà del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, la tecnica del micromosaico.

A Roma,  nel 1727, viene istituito lo Studio Vaticano del Mosaico con un gran numero di mosaicisti alle dipendenze della Reverenda Fabbrica di San Pietro.

Proprio dai  mosaicisti dei laboratori dello Studio Vaticano vennero realizzati degli splendidi gioielli in micromosaico, orecchini, spille, bracciali.

Nel micromosaico romano, le piccole tessere di vetro vengono accostate e fissate assieme con del mastice su una superficie di vetro o pietra per riprodurre un disegno tracciato sulla base precedentemente. I soggetti tipici di questo tipo di mosaico sono le rovine romane, scene mitologiche e religiose e riproduzioni di antichi mosaici, come quelli Capitolini.

La  produzione in micromosaico oggi nota costituisce un patrimonio di inestimabile valore che ha tutte le caratteristiche per essere valorizzato nel contesto dell’insegnamento superiore, come già accade per altre espressioni delle arti decorative.


La città di Salò è meta turistica raffinata e viene frequentata da molti turisti sia italiani sia internazionali.

Molte sono le attrazioni assolutamente da vedere.

Il  Duomo di Salò è il monumento più importante della città, praticamente una cattedrale in riva al lago. Esso è dedicato a S. Maria Annunziata e rappresenta l’opera di maggior pregio architettonico di Salò. Al suo interno custodisce tele del Romanino, del Moretto, di Zenon Veronese e di Paolo Veneziano.
Antonio Vassilacchi detto l’Aliense, vi eseguì diversi affreschi. Progettato da Filippo delle Vacche in tardo stile gotico, non fu mai concluso. La facciata rimane ancora incompleta, anche se abbellita nel 1509 dal portale marmoreo del Tamagnino.

Mercato del sabato mattina, luogo di incontro sociale che copre un’estesa area;

Il Palazzo Del Potestà, situato sul lungolago di Salò, è il palazzo della Magnifica Patria, oggi sede del Comune, rappresenta un significativo capitolo nella storia della cittadina lacustre. Modificato a più riprese nel corso del tempo, il complesso che vediamo adesso è frutto di un parziale rifacimento del modello cinquecentesco del Sansovino tutt`ora in parte presente, avvenuto all`inizio del Novecento, a seguito di un grave terremoto. Consistenti interventi di restauro e migliorie vennero poi eseguite dopo il terremoto 2004, che ferì significativamente Salò e quindi anche il palazzo. La Magnifica Patria inizialmente comprendeva una confederazione di trentasei comuni della riviera bresciana del lago di Garda e della Val Sabbia nata per scopi politici e amministrativi nel XIV secolo, e a questo periodo si deve far risalire una prima edificazione del palazzo. Nel 1426 Salò passò sotto il dominio veneziano, e a quel punto viene concesso alla Patria il titolo di Magnifica e di figlia primogenita della Serenissima, titolo che poi perderà nel 1797. Tracce di questo avvenimento, che comportò anche l`avvento di un provveditore, sono riscontrabili nelle numerose effigi rappresentanti il leone di San Marco sparse per il palazzo e sotto la loggia, che venne annessa al primigenio complesso e servì anche a collegare il palazzo con la dimora del podestà. All`interno l`edificio vanta una vasta sala del consiglio, dotata di soffitto a cassettoni che presenta le raffigurazioni di dame e personaggi illustri e al centro l`affresco di Andrea Bertanza raffigurante San Carlo Borromeo, patrono di Salò, inginocchiato ai piedi di Cristo mentre un Nettuno cavalca le onde del lago reggendo pesci e limoni, simboli della Magnifica Patria. Sempre nella stessa sala è presente il busto di Gasparo da Salò, inventore del violino, opera dello scultore Angelo Zanelli. L`atrio conserva invece gli affreschi del Landi mentre all`interno della loggia trovano posto gli stemmi dei paesi un tempo facenti parte della Magnifica Patria e quattro lapidi del Regno d`Italia. (credits Arianna Florioli)

Palazzo Fantoni, affacciato sull’omonima via con l’elegante facciata del XV secolo, da antica e blasonata dimora nobiliare è divenuto la “Casa della cultura” di Salò. Qui ha la propria sede l’Ateneo di Salò, la più antica istituzione culturale cittadina, fondata nel 1564 con il nome di  Accademia degli Unanimi. A testimoniare l’antico e costante impegno dell’Ateneo sono il ricco archivio, custode di secoli di storia, e la biblioteca, dove si conservano incunaboli e cinquecentine. Anche il Museo Storico del Nastro Azzurro, dedicato ai riconoscimenti del valor militare, con cimeli dall’epoca napoleonica alla seconda guerra mondiale, ha trovato la propria sede presso Palazzo Fantoni, che ospita anche la Biblioteca Civica e l’Associazione Storico Archeologica della Riviera. Per finire, nel cortile si possono ammirare varie lapidi romane.

Palazzo Martinengo ovvero Palazzo Pallavicino poi Martinengo, oggi Terzi, si trova sulla strada che, usciti da Salò, porta a Barbarano; simile ad una fortezza, la sua costruzione fu voluta dal Capitano della Repubblica di Venezia il marchese Sforza Pallavicino e risale al 1556. In questo edificio svolgeva i propri compiti la segreteria personale e politica di Benito Mussolini e risiedeva il quartier generale delle forze armate della RSI.

Il nuovo museo MU.SA  nasce nel 2015 nel complesso di Santa Giustina, che originariamente ospitava un collegio dei padri Somaschi fondato nel 1597; dopo la soppressione dell’insediamento religioso e fino agli anni ’70 del ‘900 gli edifici sono stati destinati a uso scolastico.
Il percorso di visita inizia da una grande aula soppalcata, che rappresenta il fulcro di tutte le attività (espositive, culturali, collaterali) e assolve alle funzioni di accoglienza, orientamento, bookshop e distribuzione dei diversi percorsi.
Il percorso museale, finalizzato al racconto della storia della città di Salò, procede nelle successive sale dei cinque piani, articolandosi in diverse sezioni espositive: dalla storia del sito si passa all’ Osservatorio meteo sismico, fondato proprio nell’ex convento somasco nel 1877 e tuttora operativo e la collezione di preparati anatomici di Giovan Battista Rini (1795-1856), episodio di grande rilevanza oltre i confini nazionali.  L’età veneziana, quando la città ebbe il ruolo di capoluogo della Comunità di Riviera o Magnifica Patria è illustrata attraverso opere d’arte e documenti. Questa fu l’epoca anche di Gasparo da Salò, certamente la maggior gloria della città, cui è dedicato ampio spazio. Le raccolte illustrano attentamente le vicende salodiane seguite alla caduta di Venezia e al nuovo assetto napoleonico e quindi austriaco, il coinvolgimento nelle lotte risorgimentali, fino all’Unità e alle trasformazioni di inizio Novecento con la presenza di Gabriele d’Annunzio.

Un’importante sezione del MuSa è dedicata ai 600 giorni della Repubblica Sociale Italiana, inscindibilmente legata a Salò nella memoria collettiva.

Nel MuSa trova spazio anche l’esposizione di un’importante realtà salodiana, la Civica Raccolta del Disegno, nata nel 1983 per documentare la produzione grafica italiana del Secondo Dopoguerra, che nell’arco di tre decenni ha costituito un fondo di oltre 600 disegni, con fogli di grandissima qualità e rilevanza.

Al piano terra dell’edificio (quota strada) è inoltre visitabile la collocazione del Museo del Nastro Azzurro, allora a Palazzo Coen, che viene accorpato al MuSa ma mantiene la propria identità ed un ingresso autonomo.

Per questa stagione è allestita la mostra “Contemplazioni: i visionari”, curata dal professor Vittorio Sgarbi e  che resterà aperta dal 10 aprile all’8 dicembre.